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- La storia delle Spugne di Lampedusa è molto antica.
- Il successo delle spuonze delle Pelagie durò per ben cinquant’anni. Successivamente, a causa delle spugne sintetiche, purtroppo il mercato andò in crisi.
- Ancora oggi i turisti possono comprare delle spugne naturali, pescate nello splendido mare delle Pelagie.
- La loro struttura a nido d’ape è perfetta per la cura del corpo in quanto aiuta ad esfoliare la pelle.
La storia delle Spugne di Lampedusa è molto antica.
Intorno al 1870 il pescatore trapanese Leonardo Augugliaro scoprì i primi banchi di “spuonze“.
Da quel momento tanti isolani abbandonarono le attività agricole legate alla pastorizia, e decisero di dedicarsi alla pesca.

Una possibilità che attirò non solo il popolo locale ma richiamò l’attenzione anche di pescatori greci, dalmati e tunisini pronti a raccogliere le famose spugne, utilizzando le barche dette “saccalleva”, ovvero “sacchi a vela” per via della rete molto particolare e delle grandi vele che le caratterizzavano.
Le Spugne di Lampedusa, con il passare degli anni portarono all’isola un buon momento di benessere e di sviluppo economico. I lampedusani impegnati in mare anche per cinque mesi consecutivi, raccoglievano e semi-lavoravano le spugne, per poi venderle ai grossisti del Mediterraneo.

Il successo delle spuonze delle Pelagie durò per ben cinquant’anni. Successivamente, a causa delle spugne sintetiche, purtroppo il mercato andò in crisi.
Nonostante questo però, quest’antico mestiere non è caduto nel dimenticatoio: le spugne continuano ad essere pescate, in quantità minore, e lavorate nelle botteghe artigianali lampedusane.
Un esempio è lo “Spugnificio Giovannino”, in cui le spugne provengono da fondali di 60/80 metri e questo le rende più durevoli delle altre già per conformazione.

Ancora oggi i turisti possono comprare delle spugne naturali, pescate nello splendido mare delle Pelagie.
Ma cosa sono precisamente queste Spugne?
Chiamate più tecnicamente Phylum Porifera, sono organismi viventi unicellulari, animali che fanno parte della fauna marina: una volta che vengono pescate in mare, affinché possano essere lavorate, sono necessarie circa 24/36 ore. Il procedimento di lavorazione è molto lungo: prima vengono lasciate all’ombra fino a quando non è stato espulso il loro carico di microrganismi, e successivamente vengono disposte in sacchi di tela e immerse nell’acqua di mare per 24 ore, in modo da pulirle.
Una volta asciugate, vengono battute con dei bastoni per permettere l’uscita completa di qualsiasi altra impurità.
Successivamente, vengono raccolte in collane e poste ad asciugare completamente. Sono pronte quando assumono un colore tendente al marrone.

Quelle più chiare, quasi bianche, sono sicuramente esteticamente più belle ed invitanti, ma la loro purezza, indica che sono state sottoposte a trattamenti chimici di sbiancamento e che le rendono meno durature e meno naturali.






