
La Croce di Lampedusa
Gennaio 25, 2020
La “DANZA” delle Balene affascina i lampedusani e non solo
Febbraio 28, 2020Da trent’anni il Lampedusa Turtle Group opera per la tutela, il salvataggio e il recupero delle tartarughe marine, minacciate dallo stravolgimento del loro ambiente naturale, dalla pesca intensiva, dal traffico in mare, dalla plastica.
Le Isole Pelagie sono tra i pochi luoghi nel Mediterraneo ove la tartaruga marina caretta caretta depone le uova, e grazie al quotidiano lavoro delle centinaia di volontari sono stati salvati negli anni migliaia di esemplari; il tutto, in piena autonomia, anche finanziaria, senza alcun costo per i contribuenti.
Ma ad ottobre 2019 oltre 2000 esemplari di tartarughe marine rischiavano di dover fare le valige e di essere trasportate da Lampedusa ad Agrigento. Difatti a causa di alcuni inconvenienti burocratici infatti tutti gli animali del centro rischiavano lo “sfratto”, ed avrebbero dovuto lasciare il centro di recupero di Lampedusa che per anni è stata la loro casa, il loro ospedale, la loro salvezza.
Finalmente però è arrivata la lieta notizia, attesa da ambientalisti e non: gli esemplari di “Caretta Caretta” sono salvi e hanno trovato una nuova casa disponibile ad ospitarli.
A darne annuncio sui social un referente che così scrive: “Non ci sono parole per ringraziarvi, tutti 120 mila firmatari della petizione su change.org, perchè ci avete permesso di essere ascoltati, per ringraziare Camilla Bignami e Alberto Isola per aver creato questo movimento gentile, per ringraziare le Autorità Regionali, il Presidente ed i suoi Assessori per aver prestato attenzione alle nostre problematiche, e per esprimere un’infinita riconoscenza ad un Santo che porterò sempre nel cuore!” (Lampedusa Tortle Group)
Prima di arrivare a questo lieto fine svariati sono stati gli incontri svoltisi a Palermo tra i responsabili del centro e gli assessori regionali per discutere e trovare una soluzione al problema della sopravvivenza del centro di Lampedusa: tuttavia, gli spazi di volta in volta individuati e proposti non corrispondevano alle caratteristiche necessarie all’associazione per continuare ad operare come centro di recupero di tartarughe marine nel rispetto delle normative in vigore.
Ma il nuovo anno per questi splendidi animali è iniziato con una buona notizia: a scongiurare il pericolo di chiusura e quello di un trasferimento così lontano dalla sede attuale è stata un’azienda privata di Lampedusa operante nel settore dell’acqua cultura che ha proposto al centro marino di condividere i loro spazi. Il risultato è che oggi le tartarughe vivono felici in delle vasche con capienza 35 mila litri.

«Non è mai stata facile la vita del centro di recupero di Lampedusa senza l’aiuto di nessuna forma di sostegno economico.
L’associazione ha da sempre vissuto di risorse e di forze proprie: sono circa 150 i volontari che ogni anno si dedicano al centro, molto dei quali sono anche degli studenti che vengono da fuori per fare esperienza sul campo. Ogni volontario da il suo contributo e nel periodo estivo grazie a qualche visitatore generoso, l’ospedale marino riesce a coprire le spese annuali, a compare i medicinali di base e a sbarcare il lunario.
Il trasferimento di sede è già cominciato: è stata collocata infatti la sala chirurgica, le vasche e gli animali, manca solo il trasporto del materiale didattico divulgativo.
È così nonostante la chiusura dolorosa del 2019 che vedeva i volontari impegnati a trovare una nuova sede che scongiurasse il pericolo del trasferimento , è cominciata una nuova avventura e servirà il sostegno di tutti perché la buona volontà non ci manca, ma le spese per sostenere il centro sono davvero tante .

Il centro di recupero Lampedusa Turtle Group ha quindi le carte in regola e rimarrà aperto nella sua nuova sede (almeno temporaneamente). La nuova location si trova nel lato di Punta Sottile è veramente adatta, la qualità dell’acqua è davvero esemplare e tutti i 150 volontari sono davvero molto felici!
I volontari sperano dunque che la Regione accetti quanto prima un progetto di realizzazione di un centro per la ricerca sul Mediterraneo, che potrebbe ospitare al suo interno il centro di recupero delle tartarughe marine dove potrebbe essere possibile avviare anche degli studi sul comportamento e sull’etologia di questi esemplari che vivono nei mari di casa nostra».






